venerdì 17 marzo 2017

Oggi occorre un posto nuovo in fronte al cielo

Oggi occorre un posto nuovo in fronte al cielo
un luogo infinito di stagioni
dove i sogni non sfioriscano
e si riformino, anzi
ché tali, infinite ed eterne, sono le acque
tornando quiete, e pronte
alle nubi prodighe d’alimento.

Un posto in più nel cielo
occupato dai silenzi
e un sogno in meno
dal lato di qua,
una speranza sottratta
alla quiete dei giorni,
poi in alto
in un punto esatto
dove non è dato vedere
né offendere
la pace sconvolta e ritrovata.

Un vuoto infinito riempie le mani.

venerdì 30 dicembre 2016

Matteo. 'L'incertezza sulla mia vita mi ha donato la vita'.

Ieri, 29 dicembre, su 'Libertà', il quotidiano che si pubblica a Piacenza, è apparsa una pagina quasi interamente (o forse interamente, non saprei) dedicata alla storia di Matteo... Cosa dire? Io vorrei tanto ringraziare, di mille cose, e per mille motivi, ma mi sento incapace a farlo, mi sento inadeguato, non all'altezza, non saprei dire. Di fronte a tanto debito non so da dove cominciare a ringraziare: mi conforta però pensare di essere capito, la certezza che la gente che dà, quando lo fa col cuore, non chiede nulla in cambio, e questa è la profonda bellezza dello spirito del dare e del donare.
Non aggiungo altro, solo dico che ci teniamo molto a dire quanto sia importante l'informazione per spingere a diventare potenziali donatori di speranza e di vita. La 'tipizzazione' (passaggio preliminare per diventare donatori) non è nulla di particolare nella sua attuazione pratica, è un semplicissimo prelievo, una monetina che conservata nella banca dati mondiale dei donatori di midollo può diventare un tesoro inestimabile, per chi dona e per chi riceve. E anche il prelievo del midollo consiste in una specie di trasfusione che in tutto richiede una mezza giornata di impegno, all'incirca. Poi il donatore farà dei controlli annuali di routine, per dieci anni, ma - per quanto mi è dato di capire - si tratta solo di precauzioni, o forse di dati da raccogliere ed elaborare da parte delle strutture sanitarie e dei ricercatori. Non aggiungo altro, vuoi perché forse ho visto troppo, in questo anno e mezzo, vuoi perché a parlare è giusto che sia Matteo, con la sua forza e la sua volontà di aiutare comunicando quello che ha vissuto e sta vivendo, con il teatro, nelle scuole, durante i controlli in day hospital. Per parte mia, spero di essere di nuovo inutile, al più presto: vorrebbe dire che questo miracolo, celeste e terreno (di medici e ricercatori, personale di 'emato' e del D.H) si è realizzato. Grazie a tutti, buon anno.


domenica 11 dicembre 2016

M. Benedetti, 'Ganas de embromar', parte seconda

Ecco il resto della traduzione, per i pochi intimi, errori compresi (dovrei riguardare e correggere, ma mi toglierebbe il piacere dell'immediatezza).


sabato 10 dicembre 2016

M. Benedetti, Voglia di sfottere (Ganas de embromar)

La traduzione è fatta a memoria, da una lingua mai studiata, per cui chiedo venia ai miei più che due e meno di quattro lettori.












lunedì 5 settembre 2016

Ritorniamo

Ritorniamo
Da questo piazzale*
Recita la stele
Partì la prima crociata
A sinistra, ingresso ambulanze
Mano nella mano
Se le paure sono una misura dell'infanzia
Entriamo svelti
A cercare certezze, sorrisi
Mi sento come le mie scarpe
Vecchie impolverate
Timorose
O testarde.
Dietro un numero
Ora aspettiamo
Se questo è un padre
Così ti amo.

* Su un edificio che si affaccia sul piazzale della chiesa di Santa Maria di Campagna, una stele ricorda che da lì partì la prima crociata.

ho camminato solo (en Calabre)

ho camminato solo
posando sulla terra antica
degli avi conquistatori
nel suo battito entomofago
ho udito le parlate loro
fuse nell’ansia del possesso
e della predazione
poi che tutti
sono passati di qua
come un canale obbligato
lungo costa
per rompere poi
varcate le Sile
sul versante opposto
Un trono di liquirizie è rimasto
un liquore intatto fatto di scie
di una chimica bizzarra
voltolante nei cieli,
i massi a mare,
e le argille,
le croci lungo le statali
e un rintocco da sfida radicata tanto,
una faida che si morde la coda

pure
il tempo delle Calabrie si va uniformando
anche qui
sembra che il tempo sia lo stesso
di quei luoghi che non urgono di un altrove
perché qui è ovunque
qui è lo spazio che parla di sé
e il tempo che si ripete
in una nullità celeste
e profonda
come una serchia che s’apre tra gli ulivi
e si inabissa
in cerca di una gora
per poter significare: ecco il mio pianto!
qui sono gli ulivi nel loro urlo scarmigliato
qui la vite col suo umore a distillare in ceppi sotto Natale

pure
tutto questo va passando, passerà
Degli scialli rimboccati
dei manti appesi agli usci
non rimane che un ricordo vago
un sentore di risacca
qui en Calabre
dove la vita è un battito
ho atteso che finisse
qualsiasi voglia di moto
mi interessavo solo
a una formica
al suo sogno di argilla
alla serpe affaticata
che ad anse traversava
le squame a strata a strata
per poi riprendere
non vista
o appena percepita
il suo cammino lungo linea
o vita.