giovedì 31 luglio 2014

dentro, avevamo un bacio

dentro, avevamo un bacio
lo custodiva il tempo
con cautela di gatta
se lo portava a spasso
come qualcosa in bilico
se rinascere
o continuare
nel silenzio di esistere
il bacio ci portava dentro
come ombre sopra il muro
richiuse nella sera
quando è più fitto il buio
e non usa
distinguere tra miraggio e vero

ora, le nostre ombre non abitano più
i muri caduti in debito col tempo
i rosai le colgono
e ne coltivano, pazienti, e i petali e gli spini.

mercoledì 30 luglio 2014

Giano di fronte, frammento.

Giano di fronte
la ama più di ieri
non meno di domani
ma questo
mio dio
come si spiega?

Si perde il pensiero
prende una piega 
si confonde
il verso con la direzione

Giano lo sa
ché vede il tempo
il suo incedere e il finire
il dove, il quando

Il dio lo sa, non è un mistero
e regge il senso
se oggi l'ama
non meno ieri
e forse più
domani sembra.

lunedì 28 luglio 2014

Tulio, final.

Ellos, los dos, siempre rozandose

Loro due, sempre sfiorandosi
Come la luna contro il pozzo
E dentro
E sopra
E sotto
Lo specchio
Emergenze di luce
e d'acqua
Sommersi senza tocco
Scoprendo
Che non sono i sogni a sbagliare i calcoli
Ma il calcolo a mancare il sogno.

Vivere li ha portati a sognare.

Ancor più,
Sognare li ha costretti a vivere
Cosa che fanno
Non visti
Costretti in sogni da giganti

Tra la luna e il pozzo
Gli amanti.

domenica 27 luglio 2014

Una agenda smarrita.

Tulio, 'Rimani dentro'

Rimani dentro
ancora un poco,
dici,
di quel calore
Come il cuore di Gesù che guarda
nella stanza dei miei
che è lì da sempre
perfettamente ad agio
e più antico
del suo pezzo di cielo
seppure
inchiodato nel muro

Non andrei mai via da questo tuo punto di sole
Perfetto, come una vigilia che si realizza
Da questo tuo luogo di mani
Precise di corrispondenze
Dalla tua anima bianca la sola
Capace di portarmi a spalla
Come se fosse un giorno a fiori

Non può finire
Un posto chiamato ovunque
Anche quando lo segna
Una linea tra cielo e mare
Un cambio di colori
Un sopra per cercarti
Un sotto per ricrearti
Come una schiuma che riaffiora
Come una terra emersa
In cerca di un dove.

Il mento e la mano, Tulio.

Il mento e la mano
Quante volte ancora, al labbro
Come una maniera di tenerti
Arginare il resto
Scartare di lato e insistere
Con l’indice muto
E non sapere parole
Per dirti di un abbozzo di futuro
Forse ha sorpreso
Un passato troppo rapido
E grande
Il darsi repentino
E ritrovarsi quasi
Stranisce
Se non fosse l’orlo del domani
Il tuo labbro che trattengo
Remoto
In un luogo del tempo
Geloso di confini
E dentro
Ogni memoria

E il tocco di te che si rinnova.

venerdì 25 luglio 2014

Quadernetto di traduzioni, Augusto Monterroso.

                                     El conejo y el león, 
                         di Augusto Monterroso (Tegucigalpa 1921, Città del Messico 2003).
Augusto Monterroso, scrittore honduregno, è noto per i suoi racconti brevi o 'hiperbrevi'.

Un celebre Psicoanalista se encontró cierto día en medio de la Selva, semiperdido.
Con la fuerza que dan el instinto y el afán de investigación logró fácilmente subirse a un altísimo árbol, desde el cual pudo observar a su antojo no sólo la lenta puesta del sol sino además la vida y costumbres de algunos animales, que comparó una y otra vez con las de los humanos.
Un giorno un celebre Psicoanalista si ritrovò in mezzo alla Selva, quasi disperso.
Con la forza che deriva dall'istinto e dalla smania dell'indagine riuscì facilmente a salire su un albero altissimo, dal quale potè osservare  a suo piacimento non solo il tramonto, ma anche la vita e le abitudini di alcuni animali, che confrontò ripetutamente con quelle degli umani.
Al caer la tarde vio aparecer, por un lado, al Conejo; por otro, al León.
En un principio no sucedió nada digno de mencionarse, pero poco después ambos animales sintieron sus respectivas presencias y, cuando toparon el uno con el otro, cada cual reaccionó como lo había venido haciendo desde que el hombre era hombre.
Al calar della sera vide apparire, da un lato, il Coniglio; dall'altro, il Leone.
Sulle prime non successe nulla che fosse degno di nota, ma poco dopo ambedue gli animali avvertirono le loro rispettive presenze e, quando intopparono l'uno contro l'altro, ognuno reagì come aveva sempre fatto da quando l'uomo era uomo.
El León estremeció la Selva con sus rugidos, sacudió la melena majestuosamente como era su costumbre y hendió el aire con sus garras enormes; por su parte, el Conejo respiró con mayor celeridad, vio un instante a los ojos del León, dio media vuelta y se alejó corriendo.
Il leone fece tremare la Selva con i suoi ruggiti, agitò maestoso la criniera come era sua abitudine e fendette l'aria con i suoi enormi artigli; da parte sua, il Coniglio affrettò il respiro, fissò per un attimo gli occhi del Leone, fece un mezzo giro e si allontanò di corsa.
De regreso a la ciudad el celebre Psicoanalista publicó cum laude su famoso tratado en que demuestra que el León es el animal más infantil y cobarde de la Selva, y el Conejo el más valiente y maduro: el León ruge y hace gestos y amenaza al universo movido por el miedo; el Conejo advierte esto, conoce su propia fuerza, y se retira antes de perder la paciencia y acabar con aquel ser extravagante y fuera de sí, al que comprende y que después de todo no le ha hecho nada.
Al ritorno in città il celebre Psicoanalista pubblicò cum laude il suo famoso trattato in cui dimostra che il Leone è l'animale più infantile e pauroso della Selva, ed il Coniglio il più coraggioso e maturo: il Leone ruggisce e fa gesti e minaccia l'universo mosso dalla paura; il Coniglio preavverte ciò, conosce la sua propria forza, e si ritira prima di perdere la pazienza e mischiarsi con quell'essere stravagante e fuori di sé, che comprende e che dopo tutto non gli ha fatto nulla.

giovedì 24 luglio 2014

Vicente, final.

cercando così
quasi indolente
di te nel lato interno di una mano
ché l'altra attende
libera
e pronta a disegnarti
nel palmo che fermamente
si distende
offrendosi al massimo dell'escursione
per prenderti
tutta
con il tuo volto
che ora starà mirando
ne sono sicuro
verso una luna di vezzi
lontana

alla fine
rimangono sempre le mani
e le dita
con un vago sapore
e un ricordo ancora olente
di caramello
e di tuo grembo dormiente

ho da parte le mani
e le linee della vita
le preservo per dopo
ché ora voglio parlarti nei capelli
ancora
e con dita di serpe in amore
scivolare nel tuo corpo
di nuovo
puntando verso l'alto
sopra i tuoi omeri
verso un cielo erede di cobalto
dove sento incedere il principio della sera
e tu
come quel tondo sottratto alla notte
vera.

Mateo, final.

ci sarà dentro un nuovo giorno
che nessuna notte potrà spegnere
un tempo fatto di nulla
se si vuole, 
o di sola speranza
e fragile
a voler dire
poco più di un fiore;
non lasciare che muoia
di speranza si può solo vivere
e allontanare dagli occhi
ciò che non risplende
e che non ti appartiene:
tu, luce...

lunedì 21 luglio 2014

Amur a morta, Amore a morte (L'amore tamarro), con note.

L’amore tamarro.
Parlo dell’amore degli ultimi o quasi della terra, quello delle formiche a due zampe, degli ignorati per censo e per cultura, degli ‘špaturnati’, degli ‘špioggiati’, degli ‘sbenturati’, parlo dell’amore dei non considerati e degli sconsiderati, parlo di amori nati senza un perché, e dei perché nati senza amore. Parlo dell’amore che si arrende al desiderio e alla furia animale, parlo dell’amore dei poveri che sanno solo amare e che trovano il modo e la forza - essi, pur nullatenenti – di scavarsi dentro e dare: parlo di un amore che ha cambiato modi, ma dentro è rimasto intatto, e non cambia volto. Parlo di qualcosa che si disconosce e di cui forse ci si vergogna: di amare in cambio di nulla, anche contro se stessi. Parlo di amori e tempi che faranno sorridere e storcere il naso. Parlo di niente…

Parru
D’amur d’ati tempi
Amur di càvizi curti ppè Santu Catàuru[1]
Amur di šcammiciàti a fiori
Amuri d’arrèt ari finestri
Amuri nti fràvichi[2]
Amuri nti vigni
Amur ca nesci darret’ a na sipala
Amur rašcatu nti serchj d’a rastucciata
Amur sutta i peri d’i fichi
Amuru subba a vešpetta russu focu[3]
Amuru fujènnu ccur a forèdda ‘e fora[4]
Amuru cocentu
Amuru nzanguinatu
Amuru gramigna
Amuru festuca[5]
Amuru pàpula[6]
Amur ara vita, ara vita[7]
Ccu na mana ca spitigna
E n’ata ca vinnìma[8]
Amuru pacciu
Amuru tamarru
Amuru aru ventu
Amuru ‘e orduru ca juscia subbaventu
Amuru ca vruscia
Amuru c’un z’astuta
Amuru ca vula
Amur a morta[9]
Com na nimiciža[10], na pàcia, na paccìa
Amuru natu stortu
Com n’anima c’un pìja riggettu
Com na nervagìa[11] c’un zi cumporta
Amur e sul
Amur e bentu
Amur e acqua
Amur e tu
Muru e cimentu.

Parlo
D’amore d’altri tempi
Amore di pantaloni corti per San Cataldo
Amore di vesti smanicate a fiori
Amori da dietro le finestre
Amori nelle ossature delle case
Amori nelle vigne
Amore che esci dietro una siepe
Amore graffiato nelle stoppie crepate
Amore sotto gli alberi di fichi
Amore sulla vespetta rosso fuoco
Amore con la camicia che svolazza fuori
Amore cocente
Amore insanguinato
Amore gramigna
Amore fastùca
Amore pàpula
Amore assiduo come la cura delle viti
Con una mano che libera i tralci
E un’altra che coglie l’uva
Amore pazzo
Amore povero e di rozze maniere
Amore nel vento
Amore di odore che soffia sopravento
Amore che brucia
Amore che non si spegne
Amore che vola
Amore a morte
Come una inimicizia, come una pace, come una pazzia
Amore nato storto
Come un’anima senza tregua
Come una nevralgia che non si sopporta
Amore e sole
Amore e vento
Amore e acqua
Amore e tu
Muro e cemento.







[1] Per San Cataldo, che ricorre il 10 maggio, era consuetudine che bambini e ragazzi smettessero i pantaloni lunghi per quelli corti.
[2] ‘Fràvica’, letteralmente ‘fabbrica’, è la casa in costruzione, spesso la casa perennemente in costruzione, magari costituita da ‘pilastri e soletta’, i cui lavori progredivano o si arrestavano in misura direttamente proporzionale alla consistenza delle rimesse degli emigrati.
[3] ‘A vešpetta’ è la Vespa 50 della Piaggio, una meta da raggiungere, negli anni ’60; il ‘rosso fuoco’ è  visto, anche, come sinonimo di follia, di ‘tamaraggine’…
[4] ‘A foredda ‘e fora’ è il lembo di camicia che fuoriesce dalla parte posteriore dei pantaloni, ancora di più con la velocità della vespa…
[5] La festuca è un’erba filiforme, molto diffusa. Il nome è perfettamente latino e italiano.
[6] Pàpula, altro nome italiano e latino, indica la bolla di ‘acqua lùcia o lùcida’ che spesso si forma, ad esempio, per l’uso di attrezzi agricoli, soprattutto per mani che a tali usi sono poco avvezze.
[7] ‘Ara vita ara vita’, in realtà è un modo molto preciso di zappettare, ripulendo il terreno intorno alle piante. Quella virgola al mezzo vuole essere un riferimento alla omofonia ‘alla vite, alla vite’ con ‘alla vita, alla vita’.
[8] Špitignare e vinnimare sono lavori agricoli ben noti.
[9] Si può essere ‘nimìci a morta’, nemici fino alla morte… o ‘amare a morta’.
[10] Nimiciža, con la ‘z’ sonora o dolce.
[11] Nevralgia, comunemente inteso come mal di denti insopportabile, in questo caso.

domenica 20 luglio 2014

Vicente V. è come dentro il fiume

è come dentro il fiume
cercare un attracco
un punto confondibile
buono per uno sbarco
una chiglia che fruscia
un piede che tocca
un braccio che si tende
una mano che afferra
o tenta
l’altra mano
nessuna maestà
solo due solitudini
grandi
e un fiume
quel fiume
ad unirle
così simile alla vita
nel suo scorrere
quasi distratto
come se mai fosse passato
per tutti questi punti
dove ti ricordo
esatti

e la draga
gigante
a pendolare tra le sponde
indecisa
tra preludi e finali
minacciosa negli affondi

vincerà la vita
lo so
col suo guizzo gioioso
di pesce folle e argentato
e gli occhi
i tuoi
saranno docili
a bagnarsi alle sue rive.

Quadernetto di traduzioni: J. Cortázar, Istruzioni per piangere, Instrucciones para llorar.

Dejando de lado los motivos, atengámonos a la manera correcta de llorar, entendiendo por esto un llanto que no ingrese en el escándalo, ni que insulte a la sonrisa con su paralela y torpe semejanza. El llanto medio u ordinario consiste en una contracción general del rostro y un sonido espasmódico acompañado de lágrimas y mocos, estos últimos al final, pues el llanto se acaba en el momento en que uno se suena enérgicamente. Para llorar, dirija la imaginación hacia usted mismo, y si esto le resulta imposible por haber contraído el hábito de creer en el mundo exterior, piense en un pato cubierto de hormigas o en esos golfos del estrecho de Magallanes en los que no entra nadie, nunca. Llegado el llanto, se tapará con decoro el rostro usando ambas manos con la palma hacia adentro. Los niños llorarán con la manga del saco contra la cara, y de preferencia en un rincón del cuarto. Duración media del llanto, tres minutos.
FIN
Lasciamo perdere i motivi, e concentriamoci sulla maniera corretta di piangere, intendendo con ciò un pianto che non sconfini nello scandalo, né che offenda il riso con la sua parallela e inopportuna somiglianza. Il pianto medio o ordinario consiste in una contrazione generale del volto e in un suono spasmodico accompagnato da lacrime e moccio, quest’ultimo solo nel finale, poiché il pianto si conclude nel preciso momento in cui uno si soffia energicamente il naso. Per piangere, concentrare la propria immaginazione su se stessi, e qualora ciò risultasse impossibile per aver contratto l’abitudine di credere nel mondo esterno, pensare ad un’anatra assalita dalle formiche o a quelle insenature dello Stretto di Magellano dove non entra nessuno, mai. Arrivato il pianto, ci si coprirà dignitosamente il volto usando tutte e due le mani con le palme rivolte verso l’interno. I bambini piangeranno con la manica del giacchino contro il viso, e preferibilmente in un angolo della stanza. Durata media del pianto, tre minuti.

                                                                                    FINE.

venerdì 18 luglio 2014

Quadernetto di traduzioni a braccio: J. Cortázar, Istruzioni per amare una persona.

"Instrucciones para amar a una persona", di Julio Cortázar.

"Istruzioni per amare una persona", di Julio Cortázar.


Ci si piazzi esattamente di fronte alla persona che si desidera amare.  La si fissi negli occhi, si sorrida delicatamente, ma senza esagerare. Regolare sapientemente l’apertura e la chiusura degli occhi: abbassare lentamente le palpebre, e allo stesso modo rialzarle. Continuare così per tutta la durata del procedimento. Prendere delicatamente il suo volto e avvicinarlo al proprio; immediatamente si vedrà la fusione delle labbra. Soavemente si apra la bocca e si mescolino le lingue, sempre mantenendo le mani sul viso. Dopo pochi secondi si sentirà una reazione chimica che sprigionerà energia calorica, ma non siate precipitosi e soprattutto ci si attenga alle istruzioni. Allontanare, quindi, con calma le mani dal viso dell’essere amato, facendole scivolare delicatamente dagli omeri verso il basso, cingendolo fino alle spalle. Si abbracci con forza. Si continui con il procedimento di cui sopra, ci si renderà conto della assoluta semplicità con cui questi passaggi si realizzeranno contemporaneamente. A questo punto allungare le gambe e le braccia, e sovrastare la persona che si desidera amare, si noterà come sia questa il miglior posizionamento possibile. Spegnere la luce o abbassarne l’intensità, l’ambiente sarà più tranquillo. Avvicinarsi quasi con noncuranza, ad un letto rifatto solo con le lenzuola. Non preoccuparsi di eventuali cuscini: i vostri torsi assolveranno perfettamente a questa funzione. Non affrettarsi, e mettersi, lentamente, in posizione orizzontale, guidando la persona amata nel fare altrettanto, facendo in modo che i due rimangano distesi e accostati, guardandosi ancora una volta. Non smettere mai di abbracciarsi. In silenzio, distendersi sull’altrui busto, e lasciar riposare per il tempo necessario. L’oscurità darà una sensazione molto serena della realtà e, limitando la vista e l’udito, darà modo di apprezzare quei sensi che normalmente si tralasciano: il tatto, l’olfatto, il gusto. Si continui con l’abbraccio, ma senza addormentarsi, il sogno si potrà vivere anche da svegli. Ammirare tutto ciò che piace, dilettarsi per i motivi più innocenti, fermare il tempo mentre si vede la persona amata fare cose tanto semplici quali parlare, aggrottare le ciglia o giocare, in maniera tenera e infantile, con un pelouche. Unire dolcezza a piacere. Aggiungere risa, buffonate, e scherzi (le lacrime non fanno male, se sono nella giusta proporzione e ben amalgamate con amore), regalini insignificanti come un bacio in un momento inatteso o un bigliettino scritto in fretta: possono essere più apprezzati di un gioiello.
Consiglio: carezze e baci extra, con l’avanzare del procedimento, produrranno un miglior effetto e un miglior risultato. E non si dimentichino gli sguardi!
Segreto: questa ricetta è particolarmente indicata per le notti di pioggia; il suono delle gocce mentre rompe il silenzio crea una atmosfera imperdibile.

Pósese justo frente a la persona que se quiere amar. Mírela a los ojos, sonría delicadamente, no exagere. Haga lento el abrir y cerrar de ojos: baje lentamente los párpados, súbalos de igual forma. Así durante todo el procedimiento. Tome lentamente su cara y acérquela a la propia; inmediatamente verá la fusión de labios. Con suavidad, abra la boca y mezcle las lenguas, manteniendo las manos sobre la cara. Luego de algunos segundos sentirá una reacción química que liberará energía calórica, pero no se precipite, prosiga con las instrucciones. Tranquilamente aparte las manos de la cara del ser amado, deslizándolas suavemente por los hombros hacia abajo, hasta llegar a la espalda. Abrazar fuerte. Continúe con los procedimientos anteriores, verá que no experimentará ninguna dificultad para realizar estos pasos al mismo tiempo. Relaje las piernas y los brazos, sosténgase de pie sobre la persona que se quiere amar, verá que es el mejor soporte posible. Apague o disminuya la luz, el ambiente será más tranquilo. Aproxímese a una cama, preferentemente hecha sólo de sábanas. No se preocupe por las almohadas, sus propios torsos cumplirán esa función perfectamente. No se apresure, póngase, despacio, en posición horizontal, guíe al amado a ponerse en la misma posición, de manera que los dos queden acostados y de costado, mirándose una vez más. No deje nunca de abrazar. En silencio, recuéstese sobre el torso ajeno y déjese reposar un buen rato. La oscuridad le dará una sensación muy pacífica de la realidad y limitando la visión y el oído, podrá disfrutar de los sentidos que suelen dejarse relegados: el tacto, el olor, el gusto. Mantenga el abrazo, pero no se quede dormido, el sueño bien podrá experimentarse despierto. Admirar todo lo que guste, deleitarse con las más inocentes excusas, detener el tiempo mientras se ve a la persona amada hacer algo tan simple como hablar, fruncir el ceño o jugar infantil y tiernamente con un peluche. Agregue dulzura a gusto. Añada sonrisas, payasadas y bromas (las lágrimas no hacen mal si están medidas en proporción y están bien batidas con amor), regalos insignificantes como un beso en un momento inesperado o un papel escrito a las apuradas. Pueden ser valorados más que una joya.
Consejo: las caricias y besos extras a lo largo de todo el procedimiento producirá un mejor efecto y mejor resultado. No olvide las miradas.
Secreto: Esta receta es especial para noches de lluvia; el sonido de las gotas rompiendo el silencio conforma una atmósfera imperdible.
                                                              *********************
Insomma, alla lingua cosiddetta spagnola mi sono avvicinato anche o esclusivamente per leggere in originale Garcìa Marquez, Cortàzar, Borges, Bioy Casares... infatti, se alzo la testa da quei libri non ricordo quasi nulla, la rimetto in mezzo a quelle pagine e a modo suo ricomincia a funzionare... spero.
Da un fascicolo della 'Historia de la literatura latinoamericana', ed. Planeta-Agostini.


Link su questo blog:
http://krimisa.blogspot.com/2014/02/cortazar-apocrifo-por-cataldo-antonio.html
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http://krimisa.blogspot.com/2012/11/qualche-considerazione.html
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Tulio, estás en cada abrazo

Tulio, estás en cada abrazo

Sei in ogni abbraccio
negli occhi chiusi
nella luce diversa
e interna
negata agli sguardi
che vengono a ferire
Mi protegge saperti
anche dall'amore
dalle sue insidie
dal terrore inesperto
dell'idea di perderti
E non importa
quanti soli nasceranno
quanti cieli andranno
allegramente
perdutamente
a finire
I tuoi sorrisi rimangono
li sento in bocca
come un frutto che si rinnova
e si mischiano
le lingue le labbra
come un fuoco di fila
a bruciare le distanze
E di là
è il tuo ricordo,
a venire
come il fiore nuovo rimasto
dopo ogni abbraccio
che tu lontana
l'attesa ferisce.

mercoledì 16 luglio 2014

Tulio, en el lugar más hondo....

en el lugar más hondo dejaré mis besos, tu piel
nel punto più profondo, la tua pelle, lascerò i miei baci
nel porto più sicuro lascerò che approdino, il tuo grembo, i desideri
in un giorno come quello di là da venire
e a viversi
con te
Alla sua vastità
consegno i pensieri
perché sia tu a riempirli
a intesserne
di colori le trame
come fanno
variando di temi e di spessore
a volte solitarie,
tal altra
animose, le nubi a frotte
gelose dei guizzo delle rondini
o placide, nel moto, dei cieli larghi delle attese
quelli che sanno
dei tuoi arrivi e delle ripartenze
lente e imprecise di distacco
rassomigliandosi
a tali altezze
i tuoi passi e le labbra
e gli spazi, di fuga, di sorriso
che aprendosi rilasciano millesimandosi di varchi.

martedì 15 luglio 2014

Tulio, climax.



   … si ritrovò a premere gli occhi contro il cuscino, quasi a voler circoscrivere e trattenere la sua immagine, di lei che aveva confine entro i suoi pensieri, non oltre, non altro… e gli sembrò di star trattenendo una farfalla, con la delicatezza impostagli dalla fragilità delle ali, immaginò qualcosa di farinoso al tatto, come se il colore di quelle ali, abbandonando la propria sede, passasse attraverso le dita fino alla sua immaginazione, creando un moto circolare tra pensieri, ali, dita… un sogno tattile, questo diventava quel ricordo, quel sogno che voleva stringere negli occhi…
    Le parole, lentamente, cominciarono ad affiorare, sulle prime indistinte, suoni quasi casuali, poi, con decisione cosciente, cominciarono a disporsi sempre più precise, riformando e riproponendo bisbigli, sussurri, monosillabi, parole, frasi intere, quelle di lei che la sua memoria da qualche parte aveva tenuto in serbo… una collezione verbale si andava concretizzando sulle labbra di lui spinte contro il cuscino per non ripeterle, le parole che egli aveva pronunciato, di rimando, quando loro due si erano parlati…
    Il suo corpo di ragazza, quasi impenitente, si riproponeva accanto a quello dell’uomo che ora sentiva il desiderio premere e quasi opprimerlo… nessuna stasi riusciva a placarlo, il sonno estivo rimaneva distante, e i pensieri riuscirono infine ad affollarsi, a sovrapporsi, ad inseguirlo, entrarono nei suoi occhi, nelle orecchie, bussarono alle tempie, si impadronirono dei suoi movimenti, implacabili…
   Quando riaprì gli occhi si accorse che lei non si era mai mossa da lì, che gli era accanto, e che ancora una volta il sogno aveva lottato con la realtà, e ne era  riuscito sopraffatto…
   L’aveva amata, si erano amati, come sempre e ovunque fossero.

domenica 13 luglio 2014

Tulio, Raccomandazioni di bocca a bocca.

   Ora lui mi porterà da te, vedrai che ci incontreremo... non temere, sarà come sempre, tu te ne starai sulle tue, almeno sulle prime e in apparenza, ma non preoccuparti; so che mi aspetti, io ci metterò un attimo, giusto il tempo di capire quando sarà il momento... senz'altro lui la sfiorerà, dapprima quasi distrattamente, poi con più insistenza, le si avvicinerà sempre di più, facendo come ha sempre fatto... ormai lo conosco benissimo, con lui mi intendo se non a meraviglia, perlomeno a memoria: non nego, però, che a volte riesce a sorprendermi ancora... Lei è molto carina, e in buona misura è presa da lui, specie ora che certe remore sono cadute, da ambo le parti, anche se ancora, talvolta, i dubbi cercano di tornare e sopraffarli, ma tu non temere: di sicuro ci incontreremo, appena cadrà qualche anfratto residuo, anche i veli voleranno via... tu allora dovrai aprirti, dovrai lasciarmi entrare, e richiuderti quando io spingerò dentro di te... poi sarà come sempre, lui le sussurrerà all'orecchio parole le più dolci di cui sarà capace, lei le accoglierà come un suono liquido che va spargendosi tra i lobi e il collo, sulle spalle, sui seni, e giù, sempre più giù, fin dove le parole finiscono e una forza terrena e animale farà di loro due un solo strumento per amare, un solo corpo e ovunque diffuso, nel loro letto, nel loro greto d'amore... Io tornerò da te, sempre, dopo che l'avrò vestita di baci e di piacere, e ogni volta che tu ti staccherai dalla pelle di lui per concederti al respiro, per riprendere fiato, io ci sarò... non temere, non andrò mai via, nulla e nessuno mi staccherà da lui, né da te, ora che il respiro dell'uno si completa in quello dell'altro, ora che non vivo senza te...
- Sai, immaginavo che la tua bocca parlasse con la mia, come se fossero due entità separate, come se fossero capaci di pensieri indipendenti, mi sembrava quasi che stessero confabulando, che si organizzassero per incontrarsi al di fuori e al di là delle nostre intenzioni, in un certo senso, come se noi, o i nostri corpi, potessero fungere da esecutori dei loro progetti...
- Dici? Provo anch'io qualcosa di strano, o di molto particolare... a volte non resisto, devo cercarti, toccarti, almeno sfiorarti, e trovo pace, se di questo si tratta, solo quando le tue labbra si aprono e mi lasciano entrare dentro di te, dopo che ti ho abbracciata e stretta a me... allora ogni remora cade, e sappiamo di amarci, e nulla si frappone tra noi... finalmente sento il tuo sapore, il tuo odore, la tua pelle, la delicata consistenza dei lobi, i capelli che si aprono alle dita, i seni che fremono, il battito che accende il tuo cuore, e poi nulla, tutto e nulla, solo tu che mi avvolgi, ed io che mi perdo, come se fossimo un solo corpo per amare, nel nostro greto di tutti gli amori... e la mia bocca che beve il tuo respiro.
Era questo che volevano dirmi le tue labbra?

Tulio, Para empezar.

Tulio, Para empezar.

Non per come ti vedo, sarebbe troppo facile
Ma per quello che sei, e non vedi
Ti riesce impossibile
Per questo ti amo
Facilmente e impossibile
Per le braccia lungo i fianchi
Per gli sguardi d’orizzonte
Per le mani che risalgono
Per gli occhi che riappaiono
Per le parole d’ali
Per i sussurri e il battito
Ti amo.

Di questo ti amo,
Del tuo non chiedermi perché
ti amo.

sabato 12 luglio 2014

Alberto Mallardes. verso gli occhi

Alberto Mallardes.

verso gli occhi
dove scavano i pensieri
e progettavano
questo sarà il nostro posto
una tana o quasi
forse occorreranno delle difese
forse no
finché saranno sogni
nessuno vorrà toccarli
sembrerà una gabbia
e ci staremo dentro
stretti
verrebbero bambini
inevitabile
a guardarci
perché tu, d'improvviso
ti coloreresti di ali
ed io, forse
dondolerei da un trapezio
ma tutto in scala
tutto piccolo
come il sogno di un santino
prodigo sotto i cuscini
sarebbe bello
e leggero
come non avere pensieri
ad irretire i sogni
sarebbe bello

quasi come aspettarti
libera
come il fruscio del vento tra i grani
e forte
come una rugiada che affiora
e domina la siccità e le argille
sarebbe bello
dentro la gabbia
e fuori dal mondo
dove si incontrano
senza parlare
più a fondo
i desideri

e poi scoprire
al di sopra degli occhi
ed oltre la tua pelle
che la nostra gabbia
sconfina via
placida
in un cielo di voliere
tutte uguali
tutte azzurre
e pure
come nuvole
così disperse.

mercoledì 9 luglio 2014

Una vecchia pagina di diario.

lunedì, 06 giugno 2011
frammenti
2.35 
ringrazio decisamente; credo che la memoria mi stia abbandonando; in un modo abbastanza perfido, sfuggente, come mi ero ripromesso, seppure lo temessi, paventandone le conseguenze, in vero cercandole; doveva andare così, non per mera fatalità o abbandono al destino, no, tutt'altro: doveva andare così conseguentemente, per un preciso susseguirsi di cause ed effetti, semplicemente, punto...
2.36 
la mano destra si staccò dal mouse, lentamente il medio e l'indice si posarono tra la fronte e gli occhi, all'attaccatura del naso, poi le due dita furono più in alto, a fregare leggermente la fronte, poi di nuovo giù, a sfiorare la tastiera...
2.37 
...mo'?, che facciamo?
2.38
lasciamo perdere, ecco cosa facciamo! il tempo è finito, come è mestieri che sia (è una finezza? ho commesso una finezza? vallo a sapere, vaya uno a saber...)
2.39 ...
ci siamo visti: era allo stesso modo inevitabile e importante; ci siamo visti ed in fondo non riesco a spiegarmelo: a dirlo, forse sì; oppure no, non sono io a poterlo dire... ad ogni modo, essersi visti è occasione fondamentale, di sopravvivenza vorrei aggiungere, o affermare che si tratta di qualcosa di essenziale: qualcuno - magari sognatore o buontempone - dice che un attimo prima di andarsene tutta la vita passa davanti agli occhi... ecco, probabilmente essersi visti è questo: le immagini di un viatico, quello che rimane da vedere, quello che si mette da parte per le scene finali... sì, può essere, potrebbe anche essere; quello che mi attira di questo ''vedere sé stessi'' è la sua ineffabilità, l'assoluta anarchia, l'inspiegabilità, con cui viene a manifestarsi, questo vedersi in un certo momento che quasi sempre si è perso nel tempo, nei meandri del vissuto, visioni - il vedersi, appunto - in atti che non hanno, perlomeno in apparenza, più legame alcuno con l'attuale, col presente... rivedersi in istantanee indicibili, troppo difficili da spiegare, inutili a chiunque, piccole, personalissime solitudini, intraducibili...
2.40
...
non smette di piovere, me ne giovo...
2.41
...
ho esordito ringraziando, e proseguito parlando di memoria da cancellare, di condizioni, situazioni, dovute a cause ed effetti, e delle visioni di sé, inspiegabili, forse meglio: insindacabili;
e di fronte, naso, dita
e di piogge
di notti
2.41
d'innumerati elenchi dove si parlava di nulla, dove io non dicevo nulla, dove nulla, di me, era sufficiente a farmi dire...
3.11
senonché, alle 03.11, alcune parole, fino ad allora in religioso silenzio, si staccarono dal fondo, avanzarono, presero forma, violente, in un crescendo inarrestabile, chiedendo, esigendo, passando rapidamente all'incasso, presentandosi come, spacciandosi urlando gridando muti i quattro venti più forte il tempo nessuno lasso hai lasso, hai, ahi, tu hai l'asso, infame, parolina, indegna, che torni al tuo fondo, infame infedele grigiastra, parola senza punto né capo, e mi bussi, sussurri, mi calmi, parola d'amare, da more, da vele, da vero, davvero, infingarda, attendendo, una mela tu mordi, rimorsi, riveli, poi chiudi le ante tu canti tu santa tu troia tu banda parola che suggi mi sfuggi, parola di nulla che dici ch'è tempo, il tuo tempo, il mio tempo d'andare, di morte, di marte, di carte, di tarte, di sarte, a lisbona, pessoa, ci guarda le cosce, e poi dice che a coustureira, e che volevi, con cento lire lire, che ti facessi anche l'ascensore? i capelli ti taglio scale scale, ma tu, tu dimmi, dimmi ora, dimmi ora mia dimora di more  e di sangue dolce di mattatoi di licenze, tu dimmi, memoria che mi morìa, tu dimmi me moria che muori nel sangue slavato tu dimmi, dimmi..
3.12
non ricordo tu dirmi, tu udirmi...
3.13
alcune visioni, però, credo mi abbiano sfiorato:
3.14
di sicuro mi hanno fatto male e non poco.
3.15 
Ecco, a un certo punto questa notte mi sono visto così, e non tedierò nessuno coi particolari di quanto ho scritto, pur riconoscendovi cose e attimi che non oso ridire, immagini che fanno parte di quel mio viatico personale che prima o poi dovrò veder passare in rapida sequenza, o carrellata; certo potevo tacere o magari dire meglio, ma ho preferito ''vedere me stesso'', o forse dovrei dire, più che ''me stesso'', vedere questa realtà con la quale ancora lotto... almeno a volte, per così dire... (ho detto ''con'' la quale, non ''contro'' la quale).
3.18 
Anche se ho dovuto accettare il sacrificio di non poche virgole: mi stavano qui! (porta l'indice destro sotto il mento, lo tocca quasi a sincerarsene, sul polpastrello qualcosa di farinoso...)
3.19...
manca poco, un sorriso appena appena, un pizzo a riso, già, poi pensò alle parole che si erano alzate dal fondo, perché non svelarle... dopo tutto... ma sì, erano tutti avverbi, un po' rigidi, invariabili, parti del discorso... parole che non chiedevano nulla, proprio nulla... capì allora di essersi sbagliato, avrebbe voluto stringere tra le mani quella sua grammatica gualcita dagli anni, l'unico libro sottolineato, quel ricettario di esse impure e di vuole sempre l'apostrofo e mai l'accento, di mai l'articolo e sempre il possessivo, ed esempi ed esercizi... ma vallo a trovare, a quest'ora, quel libro, e poi... poi come lo spiego che ancora mi vedo con questo libro, e ripeto a quantunque, sebbene, finché... le mie scuse, che non volevo essere scortese od offenderli, che li capisco, lo so, sono avverbi, e come tali o per quanto, giammai si leverebbero dal fondo - e di cosa? - a chiedere, a mettersi in posa, e poi cosa?... oh! ora basta!!!

martedì 8 luglio 2014

Vicente, dos palabras...

due parole di noi
della nostra follia
lucida in parole e oro
solo nostra, non importa
che si spieghi
non importa se il destino
ha scompaginato carte e tempi
non importa se cade il dòmino folle degli anni
no, quelli li deporta il vento
ma le mani
a sfiorarsi esse sanno
quando tu lasci andare la mano
stanca di aspettare
e la tengo
quando la mia è preda dell'abbandono
e tu la sollevi
ne fai porto alle labbra

allora nulla di là del sangue
o fuori dell'anima importa
se per amarti
prima che finisca il sempre
la realtà sarà del sogno.

A ghjìr arrètu.

A ghjìr arrètu
‘Na mana ‘nta na mana
e ‘nu passu ‘ntu passatu
arrèt arrètu fin addùve
‘a capa chjanu chjanu va girànn
po’ chjù fort fin a quann
'nta na vota s’acqueta
He chjusi l’occhji a quann a quannu
e mi sugn vist.
Abbannunatu, tannu:
‘e ‘nu cavaddu ch'era
mi sentu com ‘nu ciucciu ara pisèra.
Pur oj he perzu
e mi vruscia chjù d’ajera.

 
All'indietro
Una mano nella mano
e un passo nel passato
indietro fino dove
la testa piano piano va girando
poi più forte fino quando
d’improvviso si acquieta
Ho chiuso gli occhi finalmente
e mi sono visto,
abbandonato infine:
da cavallo che ero
mi sento come un asino a trebbiare.
Anche oggi ho perso
e mi brucia più di ieri.

4 febbraio 2005.

lunedì 7 luglio 2014

Tulio. Deseo, 4.



Tulio.  Deseo, 4.

Faltan los lóbulos a la hendidura de la boca
Falta a los dientese tu sabor
A almendras garapiñadas del día a fiesta
Mancano i lobi alla fenditura della bocca
Manca tra i denti il tuo sapore
Di mandorle caramellate del giorno di festa
Scorre il tuo odore di letto bagnato
E spume furtive a margine di arrivi
Ché ripetuta approdi
E la mente si sconvolge
Di desiderio che si fa brama
Di piacere che diventa gemito avvolto in urlo
Di onde che erompono ed anfratti
Che si aprono
Venendo
in un luogo ed un tempo precisi,
unendoci,
per una linea adamantina che lega sguardi
e serra occhi

Così ti tengo
Una volta ancora
E dentro
la tua presa è ferrea
come una promessa
un impegno
una forza che lesta
ancora e ancora
si imprime.

Así eres tú
Recuerdo herviente y deseo,
siempre.

domenica 6 luglio 2014

così abbiamo viaggiato

così abbiamo viaggiato
per ritorni insperati
con le ansie sulle ginocchia
spiegate a quadri
e le olive agli occhi
nere di tempi andati
memorizzando luoghi
dei quali dire
che lì era la vita
serbando in tasca un po' di invidia
ma in piccole dose
per parenti e amici

viaggiamo sempre
fino a quando esisteranno i ritorni
fino a quando si terrà la memoria
fino a quando servirà tenere a mente

sorrideremo delle uova sode
e delle scarpe sotto i sedili
dei sospiri a notte lungo l'Adriatico
dei panini illustrati
dei giornali imbottiti
e dei moniti multilingue
delle ore aspettate

e quando finisce il racconto
che qualcosa si è spezzato
forse il residuo di speranza

e più che ultimi
ci si ritrova oltre
balenanti nessuno.

un cappello che vola via

un cappello che vola via
il vento non si scusa
e perché mai?
al vecchio cappelllo bastano gli occhi chiusi
era insperata
questa sospensione
un regalo
volteggiare senza sforzo
libero da pesi
e ripassare
a falde stese tra la gente
sfiorare spalle ed occhi
e in alto prati colli impervi ed onde

è solo un cappello
e sguscia sfuggendo ai venti
o una gomma
enorme e folle
che ballonzolando
sembra cancelli macchie di cielo

no, solo un cappello che vola via
come una nuvola

folle
allegra
a caso nera
in cerca d'asilo
nel cielo di cera.

Mateo. I segni sembreranno confondersi

I segni sembreranno confondersi
La meraviglia aggiungersi alla meraviglia
La rabbia alla rabbia
Il rimpianto al rimpianto
L’idea della felicità all’idea della felicità
Duplicazione di immagini
Ingrossarsi di fila
Bordi impressi più a fondo
E sopra tutto
Uno smarrirsi di orizzonti
Fata Morgana
Tra cielo
E mare
Il nulla d’una linea
Silenziosamente, infinitamente
dispersa

Naufragi passanti
D’altrui, ingannevoli orizzonti
E soli
Dove ti guardo
Con occhi di sale
Tu sola, che sai.

sabato 5 luglio 2014

Mateo E. L. scelgo i poveri

scelgo i poveri
i così poveri che non possegono una gomma
che non sprecano molliche per cancellare
e quando ne avanzano
lo segnano con due dita di saluto in croce
o in crosta

scelgo i poveri
quelli che non usano il tempo per dimenticare
quelli che non possono permettersi di lacrimare
sto con quelli senza niente
quelli che non si vestono per essere diversi

me ne sto senza scarpe
senza rimpianti
come una mosca
dopo la tempesta
nel latte
un po' dimentico
altre sgomento
ma soprattutto
povero
felicemente
e solo
o compreso
di non dimenticare niente

neanche che tu, come me
sei povera d'orpelli
e pesi
e come me, ami.

Tulio H. G. nudo come un tramonto

nudo come un tramonto
anche difettoso
di menestrelli
e sciogliermi di te
con i miei attrezzi di rammendo
- mi aiuti a tessere, mia rete?
e giocare con gli occhi
traversare le maglie
frazionare in piccoli mari
da bambini alle prime bracciate
i tuoi sguardi
poi avidi
di lini candidi
afferrare sui dorsi
le tue mani
immaginare le tue labbra
premere
e i denti confondersi
col bianco dei cuscini
e fissare per sempre
il piacere che ti attraversa...
e tentare il mare
di dirtelo almeno
questo moto senza sosta
l'arrivo di sponda
l'abbrivio
la risacca
e tra noi
la sabbia
il tempo stesso
la clessidra che riparte
secca
dopo una lacrima d'addio
ed una felice d'arrivo
precisa 

tra un nuovo sorriso
e il riavvio.

Vicente V. Cosa cerca una strada

Cosa cerca una strada
Quel che sembra
in ordine sparso
mancare:
Gli occhi alle finestre
I colori ai davanzali
Gli spiragli nei portali

Sempre le strade ascendono
In cerca di riempire assenze

Tu non manchi
Sei quello stesso sempre
nella distanza
E riempi:
Le finestre coi tuoi occhi
I portali col tuo sgusciare
Da gatta silenziosa
ai davanzali
coi tuoi sguardi che sanno
e a fiori

C'è un attimo di perfezione orizzontale
Nel corpo delle strade
Qualcosa
Come una intesa
che ne indica una ascesa
di accelerazioni
verticale

nello svolgersi come di matassa
che cede antica al bandolo
c'è qualcosa, nelle strade che mi percorrono
e parla
di come si sospende
l'aria tra le tue mani e i giorni
prima che inizino
altri
i pensieri.

mercoledì 2 luglio 2014

Mateo E. L. si assimila molto

Mateo E. L.

si assimila molto
a pioggia leggera
o a pianto
nel suo percorso lento
la parola di là da dire
quella che lievemente
è scesa come una seta
preda dei silenzi
sulla tua pelle quieta

le altre parole
quelle che conoscono il tuo corpo
quelle che mi avvolgono
come una notte senza tregua
quelle
sono segni sparsi
a volte irti
altre
ricordi che si riformano

e ti parlo dentro
con ritmi che volitivi
di lontano t'accarezzano
e sillabe
incontenibili
che nel loro tempo
infinitesime mi divorano

so che mi senti
che senti tutto quello
che in mio potere non dico.