martedì 18 luglio 2017

AL PADRE, DURANTE LA LEUCEMIA.

Mi ricorda mio padre, questo titolo così duro e semplice, quando lui, per raccontare, iniziava col dire 'durante la prigionia'... sì, c'è qualcosa di simile, se non addirittura di uguale, e non è il numero di sillabe o l'accentazione della parola, no. Solo oggi me l'ha data da leggere, questa cosa, Matteo, e riconosco la sua scrittura, veloce e senza ripensamenti né correzioni. Non voglio ripensare a quello che Matteo ha passato, e con lui tutti noi, ma a volte certe immagini, certe scene si ripropongono, si riformano, con una forza che a stento riesco - e non ne sono nemmeno sicuro, di riuscirci - a contrastare. E allora mi domando il perché di quello che gli è successo, e anche di quello che poteva succedere di ancora peggio, e devo fermarmi, oppormi ai pensieri, li devo scacciare, arrestare... Io, figuriamoci lui, a diciassette anni. 
E' stato forte, Matteo, come un giglio di mare, il fiore che combatte contro tutti, 'pancrazio', come dice il nome greco. Forte, con l'aiuto di tutti quelli che gli abbiamo voluto bene, e di quelli che ci hanno voluto bene. Tutti quelli, cioè, che non riusciamo nemmeno a ringraziare, e che, come chi è in grado di donare, non chiedono nulla in cambio per quello che fanno. 


AL PADRE, DURANTE LA LEUCEMIA

Più volte ho pianto
soffrendo. Ero caduto di bici
non ero abbastanza bravo,
a volte bastava lo sfogo per spargere
una voce furiosa
e non ti trovavo.

Ho sempre visto soltanto
le tracce del mio grido sulle pareti
e tenace la mia solitudine mordeva
nel mio animo sanguinante.

Ma tu c'eri, c'eri quando
ho sanguinato paura dalle vene
bucate e vuote di sangue, c'eri
nel mio lento morire, seduto conserto in te
soffrendo della mia sofferenza.

Muto, parlavi.

Ho visto nella tua mascherina
tutte le parole del mondo,
tutto l'amore di un padre spaventato
defluire e scorrere negli occhi,
fissi nel vuoto della finestra,
nelle mani perse nelle mie piaghe.

Ora di quelle pareti d'ospedale
l'eco non è più di un ragazzo arrabbiato
ma di mille uomini, due
fattisi uno e tanti
nelle notti di silenzio.

Muti, parlavamo.

giovedì 8 giugno 2017

Senza titolo.

                                                                                                     

e vedi pure

e vedi pure,
il tempo di rubare un attimo
per ammirare una città di sogni
che duri
con occhi di manovale
di chi costruisce nei silenzi
e nulla gli rimane
di tanta lena
che passare non visto
attraverso un mondo che dista
manovale da sempre
tra macerie di parole
e con occhi di polvere
batto le mani ai sogni
perché scappino
prima che strade li catturino
poi ché si sa, nessuno è libero
da questa trama di cubicoli e tane.

venerdì 17 marzo 2017

Oggi occorre un posto nuovo in fronte al cielo

Oggi occorre un posto nuovo in fronte al cielo
un luogo infinito di stagioni
dove i sogni non sfioriscano
e si riformino, anzi
ché tali, infinite ed eterne, sono le acque
tornando quiete, e pronte
alle nubi prodighe d’alimento.

Un posto in più nel cielo
occupato dai silenzi
e un sogno in meno
dal lato di qua,
una speranza sottratta
alla quiete dei giorni,
poi in alto
in un punto esatto
dove non è dato vedere
né offendere
la pace sconvolta e ritrovata.

Un vuoto infinito riempie le mani.